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Snai barcolla ma non molla. Di fronte all'ennesimo tentativo di acquisto da parte di papabili investitori - ora si parla di Clessidra e Investindustrial - l'azienda lucchese fa la preziosa smentendo voci di offerte vincolanti. Non è la prima volta. Nell'arco dicembre-febbraio scorsi il gruppo resistette al corteggiamento di due fondi inglesi, Axa e Bridgepoint intenzionati ad acquisire il suo ramo scommesse sportive e ippiche, poi tutto finì in una bolla di sapone. Ora si riaffaccia l'ipotesi e il titolo ne beneficia in borsa con un rialzo di 7 punti percentuali. Ma Snai è un osso duro e, nonostante affoghi nelle melme di Unicredit - scaduto a dicembre un debito di 55 mln di euro - non si fa comprare e se cederà lo farà a caro prezzo. Anche la Fiom-Cgil parla di clima relativamente tranquillo, come se a certe situazioni ci si fosse abituati sul posto". "Certe voci si rincorrono da mesi ma di fatto non ci sono novità - spiega il portavoce del sindacato Massimo Braccini che anticipa per settembre la richiesta di un incontro con il gruppo "per capire - dice - come intende procedere e chiarire la situazione". "Ad oggi - continua Braccini - stiamo attenti all'evolversi dei fatti, ma non è la prima volta di casi analoghi che si sono chiusi con un nulla di fatto". Ciò non toglie che le sigle sindacali vogliano fare luce sulla faccenda. Tre i punti su cui Braccini non transige: "Unicità del gruppo, mantenimento degli attuali livelli occupazionali e centralità del polo di Porcari per Snai, che pur non essendo la sola è una delle più grosse aziende presenti sul territorio, con specificità e differenze sostanziali dalle altre realtà economiche locali". Se venissero a mancare questi presupposti e dovesse prendere corpo l'ipotesi di vendita del gruppo il sindacato prende le distanze da posizioni pregiudizievoli facendo presagire che l'eventuale passaggio di Snai in mani diverse non debba essere necessariamente visto come qualcosa di negativo. "Dipende da chi acquista e da quali intenzioni ha" chiude Braccini. E comunque la partita si annuncia agguerrita e per niente scontata, anche perché Snai, che a suo tempo ha rinunciato ai "grattini" per lanciarsi sulle Videolottery, sarà pure nei debiti ma è una concessionaria storica che gode ancora credito presso le banche, al punto che potrebbe non essere necessario il sacrificio di mettersi in vendita. D'altra parte, sarà dura fermare l'offensiva dei potenziali compratori. Se ieri, il gruppo gestore di scommesse ippiche presieduto da Maurizio Ughi e la controllata Snai Servizi, dichiaravano di non aver ancora "ricevuto alcuna offerta vincolante relativa all'acquisto di una partecipazione di controllo nel capitale di Snai", oggi le cose cambiano. A dirlo è direttamente l'ufficio stampa di Clessidra, fondo di private equity che assieme a Investindustrial è in corsa per entrare nel capitale del Gruppo in difficoltà finanziarie: "E' una fase delicata, questa, e non possiamo sbilanciarci più di tanto sui dettagli della nostra offerta. In ogni caso, comunque, oggi sapremo se ci saranno offerte vincolanti o meno. I termini per presentare le proprie proposte a Unicredit - cui Snai ha dato mandato ‘per operazioni straordinarie necessarie alla ristrutturazione dei finanziamenti' - scadono in queste ore". In attesa di sapere quale sarà l'esito della trattativa, ricordiamo che i fondi guidati da Claudio Sposito e Andrea Bonomi, puntano ad acquisire il 100% del gruppo in due step: acquisendo inizialmente l'intero capitale della holding (che comprende il 50,68% della quotata) e lanciando successivamente un'Opa sulla società operativa.
Claudia Cencini e Federica Rossi - 30/07/2010 - 13:03
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