|
Sviluppando tecnologie che arrivano dal mondo dei giochi gli scienziati hanno messo a punto sistemi per il recupero fisico e psicologico di chi ha avuto traumi
di Paola Mariano Molto più che un fenomeno cinematografico, molto più che un gioco virtuale, Avatar, il tuo "secondo io", protagonista di innumerevoli videogame, ti guiderà per mano in un viaggio virtuale di guarigione, aiutandoti a curare problemi fisici e mentali. Come? Semplice, permettendoti di "guardare te stesso" allo specchio di un monitor. Infatti, nell'ultimo periodo si sono moltiplicati i giochi o le applicazioni della realtà virtuale alla pratica clinica per aiutare i pazienti a guarire dalle più disparate malattie. Prima di arrivare a conoscere il proprio "avatar guaritore", è bene sapere che già i videogiochi interattivi, in cui il giocatore invece di manovrare il joystick muove il proprio corpo per giocare, sono divenuti protagonisti in medicina. Per esempio uno studio pilota condotto su un piccolo gruppo di pazienti ha mostrato che persone colpite dal morbo di Parkinson, giocando alla Wii della Nintendo poche volte a settimana per un mese, hanno visto ridursi i sintomi motori tipici della malattia: si è riscontrata, infatti, la riduzione della rigidità fisica, il miglioramento dell'esecuzione di movimenti e anche delle capacità motorie più raffinate. In Scozia, invece, è in corso uno studio che coinvolge anziani over70 per determinare se il loro equilibrio possa essere migliorato e, quindi, se il loro rischio di cadute accidentali possa essere ridotto, esercitandosi con la pedana di Wii Fit. E non è finita, è stato appena dimostrato che la Wii può aiutare i pazienti reduci da ictus nella riabilitazione motoria. Lo rivela uno studio pilota i cui risultati sono stati presentati alla conferenza internazionale sull'ictus tenutasi a febbraio a San Antonio in Texas e pubblicati sulla rivista Stroke. Condotto da Gustavo Saposnik, lo studio è stato svolto presso il Rehabilitation Institute dell'Università di Toronto in Canada. I ricercatori hanno coinvolto 20 pazienti reduci da ictus (età media 61 anni) che sono stati divisi in due gruppi: al primo è stato chiesto di partecipare a giochi ricreativi tradizionali (carte, jenga e altri giochi di gruppo), al secondo di giocare al tennis della Wii o con Wii Cooking Mama in cui si simulano i gesti di una cuoca. Dopo otto sessioni di gioco di un'ora ciascuna, i ricercatori hanno valutato le abilità motorie dei pazienti, il recupero motorio sia nei movimenti della muscolatura maggiore delle braccia, sia nei movimenti più minuti e precisi di mani e dita. I pazienti che hanno giocato con la Wii hanno mostrato di aver ottenuto un recupero motorio maggiore, e un miglioramento della velocità e della precisione di esecuzione dei movimenti. Secondo i ricercatori il segreto della Wii è che è un gioco che richiede la ripetizione continua dello stesso movimento e che va ad esercitare i neuroni specchio (i neuroni imitatori che ci lasciano imparare guardando le azioni altrui) stimolando così la plasticità neurale del paziente. In pratica il paziente, guardando il personaggio virtuale davanti a sé sullo schermo, proietta se stesso nel protagonista del gioco e pian piano riceve un feedback da esso, che lo aiuta a calibrare meglio e raffinare i propri movimenti. Schermi da copiare Ed è questo principio che ha aperto la strada ad un avatar personale che può aiutare nella cura di molte malattie e nella riabilitazione motoria. È italiana un'invenzione per aiutare, con un avatar, la riabilitazione motoria di pazienti con gravi problematiche neuromuscolari. Pazienti con problemi motori anche molto gravi, infatti, guardando muoversi davanti a sé il proprio corpo virtuale su uno schermo al plasma, possono eseguire esercizi di riabilitazione più precisi e quindi più efficaci. La tecnica consente un efficace supporto alla riabilitazione motoria di pazienti complessi colpiti da ictus cerebrale, trauma cranico o lesione midollare, ma anche di pazienti con dolore cronico disabilitante e sportivi. Una marcia in più verso un possibile miglioramento. L'esoscheletro È la realtà clinica che si respira in un centro di riabilitazione ultramoderno, l'istituto di Montescano Irccs fondazione Salvatore Maugeri in provincia di Pavia: a dar vita all'avatar di ciascun paziente è il robot Lokomat, una speciale macchina di cui sono attualmente presenti pochissimi esemplari in Italia e che è entrata a far parte del team di riabilitatori di Montescano. Lokomat non solo aiuta il paziente a muoversi servendosi di una avanzatissima tecnologia robotica, ma disegna anche la sua immagine virtuale, il suo avatar appunto, che il paziente può poi osservare allo schermo del pc. Il cervello di Lokomat, ha spiegato Roberto Casale, che coordina il progetto, è un computer che, sulla base dei parametri motori di ciascun paziente calcolati e inseriti al suo interno dagli operatori, imposta e guida l'attività riabilitativa nel modo più personalizzato possibile. La "testa" di Lokomat è collegata a una imbracatura (una sorta di esoscheletro o scheletro esterno) che consente di supportare il peso del paziente quando questo non sia in grado di sostenersi da solo. L'esoscheletro è applicato anche agli arti inferiori del malato e, guidato dal cervello di Lokomat, fa "camminare" il paziente su un tapis roulant. A questo punto entra in gioco l'avatar del malato, infatti uno schermo al plasma integrato frontalmente al tapis roulant mostra al paziente il suo avatar che si muove fornendogli un feedback sulla correttezza dei propri movimenti. In pratica l'avatar è un corpo virtuale che sul monitor rappresenta il paziente e ne riproduce i movimenti. Vedere il proprio avatar muoversi permette a pazienti complessi di ottenere il massimo da questo esercizio di riabilitazione perché il feedback ricevuto dall'immagine aiuta a perfezionare i movimenti. Allenare la mente Ma il nostro avatar è capace di fare molto di più per noi: oltre ad allenare il fisico, infatti, soccorre anche la mente aiutandoci a superare i traumi o i ricordi traumatici. Infatti ad oggi si sono moltiplicati gli esperimenti e gli studi clinici di psicoterapia basata sulla realtà virtuale. Questo approccio si è rivelato efficace sia contro il disturbo da stress post-traumatico, sia per disturbi del comportamento e fobie. Non a caso l'ultimo numero della rivista "Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking" ha dedicato un'intera sezione speciale all'argomento, con la pubblicazione di svariati lavori scientifici sull'uso della realtà virtuale come terapia psicologica per rimuovere le cicatrici di un trauma che rende la vita un inferno. Per esempio gli effetti traumatici di un terremoto possono essere cancellati facendo rivivere, solo virtualmente, alla persona reduce dal sisma, l'esperienza delle scosse. La realtà virtuale, ha spiegato Brenda Wiederhold, direttore della rivista, immerge il paziente che soffre di stress post-traumatico in un mondo fittizio dove la persona rivive in modo controllato e protetto l'evento (per esempio il terremoto) che ha generato il trauma. Situazioni virtuali pericolose gli riportano alla mente l'evento traumatico vissuto, fino a che l'individuo, anche agendo in questa realtà virtuale attraverso il proprio avatar, impara a non associare più quelle situazioni a qualcosa di terrificante e ansiogeno. In questo modo la persona riesce a liberarsi dalla paura che lo attanaglia nel mondo reale.
Elisa Di Mattia - 01/04/2010 - 16:16
» Torna alla Home page
Ultime Notizie della Categoria Rivista
|